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"Per i grandi valori plastici della sua innata creatività, luce e necessità interiore di infondere l’anima della materia con la purezza delle forme, la centralità umana della sensibilità e del suo sentimento capaci di trasferire con sensazioni percezioni sensoriali, altezza del pensiero ideale, armonia, energia totale degli archetipi naturali.  Gestualità, sogno, visione intimistica della vita, fumo dell’opera il canto perenne dell’idealità del sogno e del simbolo, fino alla polpa luminosa dell’anima: quando la materia profuma di pelle e d’identità, tra percezioni e gli elementi spirituali del grande sontuoso tappeto interiore, infeltrito della sua grande nobile anima.”

Alfredo Pasolino

 

 

“Claudio Melotti, uno scultore intensamente espressivo, vigorosamente suggestivo, è da sempre impegnato nel campo della ricerca figurativa, fedele alla trasgressione, dotato di una forte armonia attuale e di un perfetto senso plastico della materia. Dal grezzo ferro ricava, nel cesello delle sue sculture, prevalentemente figure di animali curate nei minimi particolari e a grandezza naturale, dalla mosca al pavone, dallo scricciolo al cane da caccia, al commovente bambino di “Ricerca di un futuro”, alla tragica sofferenza del Cristo flagellato. I temi affrontati, con uno stile unico e magistrale, riescono a stupire non solo per la raffigurazone naturale e spontanea dell’oggetto, ma anche, e soprattutto, per la vitalità espressiva ed il calore che emana dal soggetto stesso. Egli ha trovato appieno il proprio appagamento nell’amare tanto la natura e la vita, così da riuscire a riproporcele, fresche e spontanee, trasmettendoci la vivace pienezza del proprio messaggio culturale, della propria originale e convinta ricerca di umanità”

M. Procopio – pittore

 

 

“Nelle sue creazioni Melotti condensa una straordinaria vitalità espressiva, rivelando una profonda conoscenza di tecniche e materiali, che piega duttilmente alle sue intenzionalità estetiche. Vari sono i soggetti che affronta, colti nel variegato mondo della natura delle esperienze esistenziali e del sacro, interpreti di universali valori. Lavora il ferro con maestria, ricavandone opere figurative anche di piccole dimensioni, soprattutto animali a grandezza naturale, curati meticolosamente nei particolari, manifestando una versatilità fondata su un attento studio dei classici e su una moderna capacità di rielaborazione fantastica”

S. Perdicaro

 

“...Abbiamo detto non a caso “mettere insieme” perchè il suo è stato un pazientissimo quanto sapiente lavoro. Attorno ad intelaiature predisposte, è venuto componendo con sottilissimi fili di lamierino di ferro dolce, figure di animali dal piumaggio e dal pelo di serica levità. Si dirà: il solito hobbista. No, niente da spartire col maniaco assemblatore di vascelli lignei in bottiglia o con gli abusati duomi di milano fatti col traforo o con i fiammiferi. Queste sculture pressupongono sì un’infinita pazienza, ma anche una conoscenza approfondità dell’anatomia e del disegno in generale, un gusto plastico non approssimativo. Melotti è insomma uno scultore a tutti gli effetti anche se lui, modestissimo e schivo si schermisce...”

Ferruccio Veronesi

 

Il volo del ferro

Afferma e sostiene la necessità di essere “homo faber ” lo scultore Claudio Melotti, perché ogni particolare dell’opera è curato con sapienza artigianale, prima ancora di essere concepito nella sua perfetta singolarità e nelle sua relazione con gli altri elementi che compongono il “pezzo d’arte .La scultura non consente errori , per farsi testimonianza di autentica comunicazione realistica .
Il “progetto” narrativo dell’opera è sostenuto da una notevole tradizione costruttiva che un alto valore di abilità manuali e di minuziosissima costruzione garantisce.
Un lavoro costante, incessante, con gesti rituali di mani che non denunciano la fatica per vincere la resistenza di materiali duri, come il ferro, al quale pure è possibile demandare una sensazione di vita di varia umanità.
Melotti sembra agire come un chirurgo: taglia il ferro, lo plasma, lo lavora ,con certosina pazienza, nei minimi particolari, fino a farne il più fermo correlativo dell’esperienza naturalistica,” ritratto” dell’esistenza di animali (cavalli, uccelli….)e, in alcuni casi, dell’uomo.
E’ sempre vivo il senso di coinvolgimento ,di adesione personale ,sentimentale ed affettiva ai soggetti dell’opera.
Nello stesso fuoco si fondono la forma ed il colore,(nero) della scultura che procede, nella sua costruzione, per struttura centrale e per ulteriori e numerose aggiunte di particolari che configurano un ordine, un’intima funzione di coralità d’immagine che sa di bellezza , non solo interiore.
Opere che riflettono nella pazienza certosina della rifinitura di ogni dettaglio una specialissima sensibilità dell’artista modenese
(vive ed opera da tempo a Castellarano) per l’imponente avvenenza tutta compita, di un pavone, per la tensione di un Fagiano ,nell’atto di spiccare il volo, per la leggiadria di un Uccello Lira, per l’affettuosa protezione che un Germano reale porta al suo “pargoletto”
Il Gufo, il gallo cedrone , il gallo forcello , il chiurlo, il colombaccio , i beccaccini sembrano assumere atteggiamenti umani.
Trovano relazioni compositive con gli uccellini che Melotti ha realizzato, con l’acquarello , agli inizi delle sue prime esperienze
Artistiche ,condotte sempre con un avvertito operare che sostiene sia in cose minime come le mosche , di minuziosa elaborazione formale e quasi iperreali ,ed in quelle di notevoli dimensioni, come il cane Tom che porta in bocca il “bottino” (una
Beccaccia) di caccia , dove il linguaggio si fonda sulla disciplina .
Un esercizio di controllo che, con un agire consapevole , costruttivo , si dispiega anche nei cavalli che lamine di tre millimetri , sagomate ,ricucite con perfette saldature , definiscono nella loro articolazione fisica e coincidono con il loro indomito vigore, con la loro selvaggia istintività.
Non diversa è la materia ,quando Melotti racconta, con totale dedizione , nella figura umana , complicità emotive , proiezioni dell’anima , suggestioni, intimità.
Il calore del fuoco e poi il picchiettio del martello sul ferro si trasformano in calore e battito di vita umana.
La fatica anche fisica per domare la materia corre parallela all’emotività per disegnare il candore di un bambino che, con aria scanzonata ( il berretto con visiera laterale pare indicare un atteggiamento del tutto disinvolto ),reca in una mano un uccellino e nell’altra un fiore , per esprimere uno stato di meraviglia di fronte alle “ creature “ di cui si può gioire sulla terra.
Una condizione che pare contrastare (da qui il titolo dell’opera Ricerca di un futuro ) con la lattina di coca-cola ed uno stropicciato foglio di giornale posti ai piedi del fanciullo quasi ad evidenziare i pericoli di un avvenire della civiltà dei consumi ,in cui non c’è rispetto per la natura e si è “ bombardati “ dai mezzi di informazione.
Una giusta aderenza all’uomo che l’artista esalta nelle sue qualità e condanna nei suoi errori , rileva nella sua condizione “ storica “ di sofferenza e di dolore, come ben mette in luce la Flagellazione di Cristo, dove il “ rosso “ rame , unite alle bruniture del ferro , si fa tragica espressione della violenza e del dolore insiti nella storia dell’uomo .
Il ferro, si fa struttura del sospiro dolente , dello strazio della tortura. Una visione della sofferenza che acquista risalto nelle pieghe del ferro, all’interno delle quali è possibile scorgere non solo la sostanza insensatezza e dell’assurda brutalità dell’uomo sull’uomo, ma anche la presa di coscienza di vivere la morte senza ribellione , con quasi austera rassegnazione.
C’è la possibilità per Melotti di assumere a materia specifica l’esperienza mitica , restituendo in immagini plastiche episodi singolari , con una pratica della scultura , profondamente antica , comunicante con la vita.
Così Europa 92 che, concepita nella sua nascita , accoglie una varietà di sensi, di simboli di orgogliosa elevazione sul mondo, di slancio , di celebrazione del proprio ruolo che le stelle , disposte a circolo, mettono in luce.
Aperto a significati molteplici è anche Pegaso, cavallo alato, che rimanda a slanci , a voli, a rapporti con le muse, diventando simbolo dell’ispirazione poetica.
E sul valore simbolico del cavallo si innestano anche le sculture , come testimonianza degli entusiasmi del tempo della Ferrari che l’artista restituisce nella sua dimensione ideale, di un “ mito” creatosi ben dentro il terreno concreto delle cronaca e della storia del secolo scorso e che si nutre di avvenimenti attuali, fatti ancora di passione e di esaltazione che il bolide di Maranello riesce a stimolare.
Un amore di impeti di partecipazione emotiva che Melotti accoglie e santifica , con segreto piacere, sull’altare della creazione artistica .

 Michele Fuoco

 
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